"E quando sfiorerai un pacchetto di Marlboro rosse, quando lo aprirai, quando tirerai fuori solo una di quelle dannose e maledette sigarette, pensa a quella rompipalle di ragazza che hai avuto la sfortuna di incontrare e immagina di sentire la sua voce sussurarti con una frivola voce: "Cerca di smettere, ti stai solo rovinando, posala, regalala, ma non portarla alla tua bocca così che i tuoi polmoni potranno pian piano ricominciare a respirare, così che la tua voce verrà rischiarata...così che il tuo cuore ti dirà che smettere è la cosa migliore per tutti..." "
Se permetti, la correggo!
E quando sfiorerai un pacchetto di Marlboro rosse, quando lo aprirai, quando tirerai fuori solo una di quelle dannose e maledette sigarette, pensa a quella rompipalle di ragazza che hai avuto la FORTUNA di incontrare e immagina di sentire la sua voce sussurarti con una frivola voce: "Cerca di smettere, ti stai solo rovinando, posala, regalala, ma non portarla alla tua bocca così che i tuoi polmoni potranno pian piano ricominciare a respirare, così che la tua voce verrà rischiarata...così che il tuo cuore ti dirà che smettere è la cosa migliore per tutti..."
Sai che non smetterò mai. Perchè ogni volta che mi fumo una sigaretta mi ricordo qualcosa.Sai, i ricordi..
Ecco, fra tutti quei ricordi che ci saranno quando accenderò una sigaretta, insieme alle sbronze con gli amici, le canzoni ascoltate, le cazzate fatte e dette con tutte le persone che amo, ci troverò anche una vocina che mi ricorda che mi fa male e mi farà piacere ricordarmi di quella vocina.
Cerca di capire, che non esiste solo il male fisico, esiste anche ciò che mi ricorda l'accendermi una sigaretta.
E sappi che è la cosa più bella del mondo.
giovedì 27 novembre 2008
mercoledì 26 novembre 2008
You can't always get what you want.
You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.You can't always get what you want.
Why?
Why?
martedì 25 novembre 2008
domenica 16 novembre 2008
Racconti - "3. Ombre"
Quella sera Jimi si sentiva diverso.Si sentiva come solo, un vuoto inarrestabile che si avvicinava sempre di più.I suoi genitori erano giù al piano terra che litigavano come al solito: una volta per i soldi, una volta per il lavoro. L'ultima volta era perchè la mamma aveva accusato papà di una relazione con la sua segretaria, dato che tornava sempre tardi dal lavoro e trovava sempre scuse per non stare in casa con la famiglia.
Jimi era stanco di queste litigate, così appena si sentiva nell'aria quelle piccole scintille di litigiosità da parte di uno dei due genitori, prendeva e saliva in camera sua a fumarsi una sigaretta.
Ormai era estate inoltrata, la scuola era finita da un pezzo e c'era un caldo molto fastidioso anche a quell'ora di notte.Ormai il fumo della Marlboro appena spenta saliva lentamente e senz'ordine dal posacenere sulla scrivania mentre Jimi pensava fra se e se a quella sensazione che si sentiva dal dopo cena.
"Forse non ho mangiato bene o non ho digerito, devo piantarla di girare in mutande per la casa."
E fu in quel momento che le vide.
Vide pian piano la luce che filtrava da sotto la porta scomparire, diventare sempre più sfocata.
Non si accorse però che anche le nuvole stavano comprendo la luna fino a cancellarla dal cielo, non si accorse che non sentiva più le urla dei suoi genitori dal piano inferiore, non si accorse che i lampioni non brillavano più.
Aveva occhi solo per il buio che lo stava circondando, e aveva cuore solo per la sensazione che lo stava attanagliando.
Ebbe il tempo di sentire iniziare le sue urla ma non il tempo di sentirle finire.
----------------------
Stava iniziando a rinfacciarli la faccenda della sua "presunta" amante quando sentì quell'urlo provenire dalla camera di suo figlio.
I peli sulle braccia si rizzarono e le voci cessarono di colpo.
Un rapido sguardo con il marito e corse sulle scale per andare nella camera: aprì la porta e c'era il buio più totale.
Cercò l'interruttore della luce affannata, lo trovò e accese.
Pochi secondi perchè la lampada al neon smettesse di lampeggiare per vedere quelli che sembravano i frammenti del corpo di suo figlio immersi in un enorme chiazza di sangue sul terreno.
Le ombre erano venute a prenderlo.
Jimi era stanco di queste litigate, così appena si sentiva nell'aria quelle piccole scintille di litigiosità da parte di uno dei due genitori, prendeva e saliva in camera sua a fumarsi una sigaretta.
Ormai era estate inoltrata, la scuola era finita da un pezzo e c'era un caldo molto fastidioso anche a quell'ora di notte.Ormai il fumo della Marlboro appena spenta saliva lentamente e senz'ordine dal posacenere sulla scrivania mentre Jimi pensava fra se e se a quella sensazione che si sentiva dal dopo cena.
"Forse non ho mangiato bene o non ho digerito, devo piantarla di girare in mutande per la casa."
E fu in quel momento che le vide.
Vide pian piano la luce che filtrava da sotto la porta scomparire, diventare sempre più sfocata.
Non si accorse però che anche le nuvole stavano comprendo la luna fino a cancellarla dal cielo, non si accorse che non sentiva più le urla dei suoi genitori dal piano inferiore, non si accorse che i lampioni non brillavano più.
Aveva occhi solo per il buio che lo stava circondando, e aveva cuore solo per la sensazione che lo stava attanagliando.
Ebbe il tempo di sentire iniziare le sue urla ma non il tempo di sentirle finire.
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Stava iniziando a rinfacciarli la faccenda della sua "presunta" amante quando sentì quell'urlo provenire dalla camera di suo figlio.
I peli sulle braccia si rizzarono e le voci cessarono di colpo.
Un rapido sguardo con il marito e corse sulle scale per andare nella camera: aprì la porta e c'era il buio più totale.
Cercò l'interruttore della luce affannata, lo trovò e accese.
Pochi secondi perchè la lampada al neon smettesse di lampeggiare per vedere quelli che sembravano i frammenti del corpo di suo figlio immersi in un enorme chiazza di sangue sul terreno.
Le ombre erano venute a prenderlo.
Racconti "2.Cambiamento"
"Dio, che schifo."
Questa è la prima frase che gli passò in testa quando ci parlò.
Era un pomeriggio normale, come tutti gli altri, solo che aveva trovato il coraggio di parlarle e di chiederle di uscire.
Divento un pomeriggio diverso quando si rese conto che non stava parlando con quella persona che aveva aspettato il giorno prima in piazza.
Era cambiata, era diventata un'altra persona. Ma non si parlava dell' aspetto, o dell'armadio dei vestiti rinnovato, era quello che esiste dentro ognuno di noi.
Era lo schifo più totale.
E finalmente, se ne accorse. Si accorse di non essere innamorato di lei, ma semplicemente del passato.
Di un passato che non esisteva più, di un passato con un'altra persona, non con quella con cui stava quasi litigando.
Se ne accorse perchè forse lo aveva sempre saputo, ma non aveva il coraggio di ammetterlo.
"Ricomincia da capo, non piangere su ciò che più non è e mai più sarà."
E "Vaffanculo" fu l'ultima parola che gli passò in testa quando ci parlò.
Questa è la prima frase che gli passò in testa quando ci parlò.
Era un pomeriggio normale, come tutti gli altri, solo che aveva trovato il coraggio di parlarle e di chiederle di uscire.
Divento un pomeriggio diverso quando si rese conto che non stava parlando con quella persona che aveva aspettato il giorno prima in piazza.
Era cambiata, era diventata un'altra persona. Ma non si parlava dell' aspetto, o dell'armadio dei vestiti rinnovato, era quello che esiste dentro ognuno di noi.
Era lo schifo più totale.
E finalmente, se ne accorse. Si accorse di non essere innamorato di lei, ma semplicemente del passato.
Di un passato che non esisteva più, di un passato con un'altra persona, non con quella con cui stava quasi litigando.
Se ne accorse perchè forse lo aveva sempre saputo, ma non aveva il coraggio di ammetterlo.
"Ricomincia da capo, non piangere su ciò che più non è e mai più sarà."
E "Vaffanculo" fu l'ultima parola che gli passò in testa quando ci parlò.
mercoledì 12 novembre 2008
Racconti - "1.Incontro"
"Devo vederla."
Doveva essere quel giorno. Doveva farlo, doveva fare in modo di ricordare meglio l'immagine di cui era ed è innamorato.
Uscito da scuola cominciò a camminare con passo veloce, quasi frenetico, per paura di arrivare in ritardo.
Appena arrivato si mise sotto un portico (cadevano goccie molto fini ma fastidiose da cielo) e si accese la Marlboro pacatamente. "Calmati." si disse, ma non ci riusciva.
Aspettò che la sigaretta finisse, gli piaceva fumare con quel tempo: dava un senso di potere in mano, quasi come la sensazione di possedere il calore, quando in realtà è lui che possiede te.
Aspettava impazientemente e questo gli dava fastidio, solitamente riusciva a essere molto calmo.
La gente passava e lui fissava ogni viso con paura e desiderio di vedere proprio quello che riaffiora ogni giorno nei suoi ricordi.E alla fine successe.
Stava per andarsene, quando vide una ragazza somigliante a lei.
Non ne era sicuro all'inizio, ma quando vide quegl'occhi fu sicuro.Erano quelli che avrebbe voluto guardare intensamente per molto tempo, quelli che desiderava possedere.
Si fermò di colpo senza neanche rendersene conto quando lesse le sue labbra, un "Ciao" che gli cambiò la giornata.
Putroppo non seppe esattamente cosa rispose, la canzone che stava ascoltando (Sex - Negrita) copriva tutti i rumori attorno a lui.Seppe soltanto che sorrise e che rispose con un saluto.Non sapeva il tono della voce che aveva usato, poteva anche avere parlato con una voce da cantante dei Bee Gees oppure aver semplicemente sussurrato.
Lei passò via, lui si fermò.Guardò il cielo, lasciò che le gocce gli sfiorassero il viso, si girò e con un passo più agitato di prima corse dove era andata lei, poichè voleva rivederla.
Il suo bus era li davanti e lei era scomparsa, come era scomparsa quandò la lasciò andare circa un anno prima.
Salì e ricevette la chiamata dell'uomo rock n roll e poi scese dopo 2 fermate, per andare verso un pomeriggio che sperava lo avrebbe distratto da quell'immagine di un sorriso impressa nella sua mente, finalmente rinnovata.
Doveva essere quel giorno. Doveva farlo, doveva fare in modo di ricordare meglio l'immagine di cui era ed è innamorato.
Uscito da scuola cominciò a camminare con passo veloce, quasi frenetico, per paura di arrivare in ritardo.
Appena arrivato si mise sotto un portico (cadevano goccie molto fini ma fastidiose da cielo) e si accese la Marlboro pacatamente. "Calmati." si disse, ma non ci riusciva.
Aspettò che la sigaretta finisse, gli piaceva fumare con quel tempo: dava un senso di potere in mano, quasi come la sensazione di possedere il calore, quando in realtà è lui che possiede te.
Aspettava impazientemente e questo gli dava fastidio, solitamente riusciva a essere molto calmo.
La gente passava e lui fissava ogni viso con paura e desiderio di vedere proprio quello che riaffiora ogni giorno nei suoi ricordi.E alla fine successe.
Stava per andarsene, quando vide una ragazza somigliante a lei.
Non ne era sicuro all'inizio, ma quando vide quegl'occhi fu sicuro.Erano quelli che avrebbe voluto guardare intensamente per molto tempo, quelli che desiderava possedere.
Si fermò di colpo senza neanche rendersene conto quando lesse le sue labbra, un "Ciao" che gli cambiò la giornata.
Putroppo non seppe esattamente cosa rispose, la canzone che stava ascoltando (Sex - Negrita) copriva tutti i rumori attorno a lui.Seppe soltanto che sorrise e che rispose con un saluto.Non sapeva il tono della voce che aveva usato, poteva anche avere parlato con una voce da cantante dei Bee Gees oppure aver semplicemente sussurrato.
Lei passò via, lui si fermò.Guardò il cielo, lasciò che le gocce gli sfiorassero il viso, si girò e con un passo più agitato di prima corse dove era andata lei, poichè voleva rivederla.
Il suo bus era li davanti e lei era scomparsa, come era scomparsa quandò la lasciò andare circa un anno prima.
Salì e ricevette la chiamata dell'uomo rock n roll e poi scese dopo 2 fermate, per andare verso un pomeriggio che sperava lo avrebbe distratto da quell'immagine di un sorriso impressa nella sua mente, finalmente rinnovata.
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